L’impronta Digitale

Il riconoscimento dell´impronta digitale avviene osservando la pelle delle nostre dita, della mano, ma anche dei piedi, con una normale lente di ingrandimento noteremo che essa è attraversata da decine e decine di minuscole linee (formate da papille, cioè puntini, tutte in fila indiana) che attraversano il palmo formando anse e archi o che si acciambellano su se stessi creando dei vortici.

L´impronta di un dito comprende fino a 100 linee (dette minutiae) che hanno la caratteristica di essere assolutamente uniche e che i tecnici chiamano "dermatoglifo", ovvero "firma della pelle".

Neanche due gemelli monozigoti (cioè i gemelli identici fra loro) hanno impronte digitali uguali. Inoltre le impronte rimangono invariate per tutta la vita. In un certo modo le impronte digitali sono l´espressione "esteriore" del nostro Dna, anche se ancora non sappiamo quali sono i geni che "stabiliscono" la diversità delle minutiae da individuo a individuo.

É vero che bastano anche una dozzina di minuti  per riconoscere senza ombra di dubbio il dermatoglifo di una persona, ma lo "stampo" che le dita lasciano su ogni superficie liscia, non porosa e abbastanza rigida che incontrano (ovvero il vetro, il metallo, il legno, la plastica... ma difficilmente la carta, la stoffa di un vestito, la pelle di una persona con cui si è lottato...) deve essere impresso in modo sufficientemente nitido e raccolto in modo corretto.

A tutto queste difficoltà trovò soluzione un italiano, il piemontese Giovanni Gasti (era nato a Castellazzo Bormida, in provincia di Alessandria), che era un esperto della Scuola italiana di polizia scientifica, fondata nel 1902.

Nel 1907 Gasti riprese il metodo "ungherese" per il riconoscimento delle impronte digitali e lo perfezionò in modo da renderlo uno strumento affidabile per le investigazioni e inattaccabile in tribunale. Tant´è che il metodo Gasti è quello tutt´ora usato dalle principali polizie del mondo.

Ovviamente oggi le impronte non sono più confrontate a "occhio".

Ci sono computer e software appositi capaci di verificare se l´impronta raccolta sul luogo di un delitto esiste già negli archivi della polizia.

In venti minuti il cervellone della polizia (tramite il sistema Afis, Autentic fingerprints identification system) può fornire un primo responso e indicare quali sono le persone le cui impronte sono ad "alta compatibilità" con quelle raccolte (cioè impronte simili al 95%).

Oggi le impronte digitali stanno per uscire dagli archivi della polizia. Per entrare, in primo luogo, in quelli dell´anagrafe. Man mano che le attuali carte di identità "di carta" verranno rinnovate, tutti i cittadini italiani riceveranno una carta d´identità elettronica, in plastica, esteriormente simile a un bancomat, che conterrà anche le nostre impronte digitali

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